Covid-19: Aggiornamenti dai nostri paesi
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In questo momento di difficoltà il primo pensiero nostro e dei nostri bambini va a tutti voi che ci avete sempre aiutato e sostenuto con la vostra generosità e vicinanza.

Ogni giorno riceviamo messaggi di incoraggiamento dal Brasile, dal Malawi, dal Kenya e da tutti gli altri paesi in cui interveniamo, che ci esprimono in modo commovente e incoraggiante la loro vicinanza in questo momento di difficoltà (ne trovate alcuni sulla nostra pagina Facebook). Ma il virus si sta diffondendo rapidamente in ogni parte del mondo e ormai ha raggiunto anche i paesi in cui operiamo.

Abbiamo chiesto ai nostri referenti locali di aggiornarci sulla situazione e vogliamo condividere con tutti voi quello che ci hanno raccontato.

In Benin al momento ci sono 6 casi a Cotonou, tutte persone arrivate dall’estero, e per questo il sud Benin è stato bloccato. Chiara e Saturnin (due nostri referenti in loco) ci raccontano che il governo ha chiuso le scuole, bloccato gli spostamenti (eccetto che per le merci) e vietato assembramenti e cerimonie religiose fino a metà aprile. Fortunatamente nessuno dei nostri bambini è stato ancora colpito dal virus e per evitare che succeda si stanno prendendo tutte le precauzioni possibili.

In Brasile la situazione si sta complicando. Le zone più interessate dal virus sono quelle di Rio e San Paolo ma anche Manaus comincia ad avere problemi. Abbiamo sentito padre Hudson che è molto preoccupato perché gli ospedali non sono attrezzati per fronteggiare questa emergenza e ha paura che non ci saranno aiuti per le famiglie in povertà assoluta.

Il virus si diffonde velocemente in Congo. Al momento il maggior numero di casi si concentrano nella capitale ma ci si aspetta che presto il virus raggiungerà altre aree. Per questo il governo ha disposto anche qui la chiusura delle scuole e il divieto di spostamento. A peggiorare la situazione c’è l’aumento vertiginoso dei prezzi dei beni di prima necessità e si temono dei saccheggi. Il centro “Casa Laura” sta limitando le uscite al minimo indispensabile per procurare il cibo ed evita ogni ingresso di persone esterne, mentre il Centro Balou è stato costretto a chiudere la scuola; prosegue invece il lavoro all’interno del piccolo ospedale, che però non dispone delle precauzioni sanitarie necessarie.

L’India è in una situazione di grande caos. Nei nostri progetti stanno tutti bene ma il governo ha chiuso la città di Mumbai improvvisamente per 21 giorni. La condizione dei poveri è la peggiore, non hanno cibo, lavoro o soldi e fanno di tutto per sopravvivere. In alcune zone della città viene distribuito cibo ma non è sufficiente per tutti. Molti che sopravvivevano con poche rupie, guadagnate durante la giornata con umili lavori, non hanno più niente e muoiono di stenti. Altri hanno quindi scelto di tornare ai villaggi di origine per non morire di fame.

Padre Kimu ci scrive che in Malawi il governo ha dichiarato lo stato di calamità naturale e ha ordinato la chiusura di tutte le scuole. Per questo anche i nostri due asili e la scuola convitto sono state chiuse a partire dal 23 marzo. Padre Kimu ci ha scritto: “[…]una bambina dell’asilo mi ha fatto una domanda che mi ha commosso: Cosa mangeremo a casa?”. Il governo ha anche imposto limitazioni nei trasporti e la chiusura dei confini. Questo ha costretto la nostra referente Marina a sospendere le sedute di fisioterapia per i bambini disabili e al momento non sanno come portare avanti le visite ai malati nei villaggi che, senza le loro terapie, avranno gravi conseguenze sul proprio stato di salute.

In Ghana da un paio di giorni è entrata in vigore la chiusura di alcune aree del paese, disposta dal governo per due settimane. In queste zone non sarà possibile spostarsi se non per l’acquisto di beni di prima necessità. Una nota positiva è che il presidente Akufo-Addo ha incaricato il ministro delle finanze di preparare un programma di supporto alla comunità che dovrebbe prevedere lo stanziamento di fondi per il supporto delle persone e delle imprese. Simona ci rassicura che tutti i bambini di Casa Italia stanno bene: e continuano le attività all’interno del centro ma hanno scelto di limitare gli ingressi dall’esterno e di sospendere le visite dei volontari.

Bernard e Suor Felicita dal Kenya ci assicurano che per ora non sono stati registrati casi ad Embu. Il virus al momento sta iniziando a diffondersi a Nairobi e Watamu e per questo il governo ha disposto anche qui la chiusura di tutte le scuole e ha imposto il coprifuoco dalle 21.00 alle 5.00. Purtroppo si sono registrati episodi di violenza nella zona di Likoni, a sud di Mumbasa, per il mancato rispetto delle disposizioni.

In Libano la situazione è critica! La paura per il virus si è sommata ad una serie di problematiche sociali che rendevano già difficile vivere la quotidianità. Se da un lato al momento i contagi sono sotto controllo, il fatto che il Libano sia in bancarotta e che il sistema sanitario sia carente aumenta il rischio di un rapido aggravarsi della situazione. Il governo ha chiuso tutte le attività e i nostri partner locali stanno cercando di riorganizzare la mensa per garantire la sicurezza sia per i volontari che per le famiglie sostenute.

Anche Suor Denise dal centro Creche di Betlemme ci rassicura che i bambini stanno tutti bene anche se non capiscono esattamente cosa sta succedendo. Notano soltanto che non ci sono più visite e che le scuole sono chiuse. Il governo palestinese ha chiuso infatti le scuole e i negozi, al di fuori dei supermercati, e sono ormai più di 2 settimane che si resta in casa uscendo solo per le commissioni strettamente necessarie.

Le suore Figlie di S. Anna in Eritrea temono l’arrivo del virus ma ad oggi i casi sono ancora pochi. Il paese purtroppo si trova già in forte crisi e molti dispensari e cliniche prima gestite da loro, sono state confiscate e non ancora riaperte. Il governo ha chiuso le scuole e ha vietato ogni tipo di spostamento o assembramento e per questo sono state costrette a sospendere la formazione delle giovani mamme e gli interventi per i ragazzi di strada.

In Etiopia la situazione è ancora incerta. Suor Rosaria è molto preoccupata e sta valutando se chiudere momentaneamente il centro per evitare che ci siano contagi.

La Colombia dal 17 marzo ha chiuso tutte le scuole e ha avviato una “esercitazione di quarantena”. Le frontiere con Venezuela, Brasile e Perù sono state chiuse e sembra che si stia affrontando la situazione con anticipo. Al momento i contagiati a Bogotà sono 46. Fortunatamente la bambina che supportiamo, ricoverata il mese scorso per gravi problemi dovuti alla sua particolare malattia, è tornata a casa con un respiratore portatile.

La situazione in Italia è nota a tutti. Fortunatamente le famiglie seguite dai nostri amici di Tuendelee stanno bene. Gli operatori continuano a fornire supporto alle mamme accolte, portando a casa la spesa e altri beni di prima necessità e assicurando la massima pulizia in tutti gli ambienti e spazi comuni. Abbiamo aiutato la Croce Bianca locale per l’acquisto di mascherine e altre protezioni e ci stiamo impegnando a supportare l’ospedale di Melzo con una raccolta di donazioni per l’acquisto di due respiratori per far fronte all’emergenza crescente.

Questa calamità colpisce tutti senza distinzione ed è per questo che oggi più che mai è importante rimanere uniti ed aiutarsi a vicenda per superare insieme questo momento difficile.

Nel frattempo continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi nei paesi in cui lavoriamo.