Kenya: Un vortice infinito di emozioni
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Un gruppo di 11 persone cariche di adrenalina parte il 30 dicembre per Malpensa, direzione Kenya, più precisamente Embu, sul monte Kenya, dove è situato il nostro progetto. 11 persone che non si conoscono, o meglio, non tutte si conoscono, ma che hanno condiviso già nei mesi precedenti un sogno, quello di visitare il progetto Kenya e di lasciar entrare la bellezza sovrana della natura africana dentro loro. L’Africa la puoi vedere in televisione, la vedi sul web ma sicuramente non ne riesci ad assaporare il profumo, il calore, la brezza che ti entra nel corpo e che ti accompagna per tutto il tuo soggiorno. Africa. E’ un sogno, un’idea, è un’ideale che accomuna che ci porta a riflettere su noi stessi, sulla nostra esistenza, su ciò che siamo e sicuramente in quale direzione vogliamo andare.

L’arrivo in Africa è carico di emozione, respiriamo fin da subito l’aria calda e i mille colori che ci circondano ci lasciano estasiati, come se non avessimo mai visto i colori del mondo: il blu del cielo ci arriva negli occhi, ci regala la cornice di un quadro dipinto, pieno di sfumature accese, di terra e di amore.

L’idea di raggiungere i nostri bambini ci tiene attivi: l’emozione quando incontriamo il nostro referente è grandissima! Sorride Bernard mentre sale sul pulmino per accompagnarci dai bambini, è felice di vederci e subito sentiamo circondati e stretti da quel calore che si è soliti provare nelle famiglie. Si, anche questo è Africa: entri in una famiglia nuova, diversa dalla tua, che ti arriva al cuore e che ti fa sentire a casa, che ti dona calore senza altro in cambio, che aspetta Te, perché sei tu, che ti accetta e accoglie così come sei, senza giudizi né pensieri.

Da Embu città ci dirigiamo verso un suo distretto, sul monte Kenya: è li che vivono tutti i nostri bambini ed è proprio li, nei pressi di una struttura, che ci aspettano. La gioia cresce quando scopriamo che quella struttura è la scuola che abbiamo visto in costruzione l’anno scorso e sarà quella che accoglierà molti dei nostri bambini.

Camminiamo timorosi ma non per paura ma per il vortice di emozioni a cui veniamo esposti dai bambini e le donne che si prendono cura di loro: avere la fortuna di poter partecipare alla crescita di un bambino è meraviglioso, osservare i progressi a distanza ci fa rimanere senza parole. Bambini piccoli che abbiamo salutato l’anno scorso ci vengono incontro camminando e prendendoci la mano, altri più grandicelli ci salutano contenti di rivederci. Le parole sono riduttive per le grandi emozioni che si provano ad abbracciare un piccolo in difficoltà, nulla può veramente spiegare cosa si prova nel vedere e sentire sofferenza, nel percepire povertà fisica ma non di spirito, nel rendersi conto di quanto la nostra realtà è così differente.

In Italia parliamo e riflettiamo sul grande significato del diritto all’infanzia, come cosa imprescindibile per un pieno sviluppo, perché questo possa essere il più armonioso possibile: ma che taglio diamo a questo diritto? Quali sono le competenze e le necessità del bambino per poter parlare di diritto all’infanzia? Nella nostra società da anni percepiamo un cambiamento, anche in termini educativi, una perdita quasi del valore e del significato essenziale di educazione. Cos’è quindi l’educazione quando si parla di diritto all’infanzia? Abbiamo realtà differenti in tutti gli ambiti di sviluppo per i bambini: asili, scuole, corsi, metacorsi e laboratori di ogni genere e di ogni sviluppo competenze, ma forse in tutta questa offerta ci perdiamo l’unica cosa che è davvero importante, l’esserci sempre. L’esserci per se stessi si, ma anche per gli altri, per portare alto il valore della condivisione e dell’aiuto educativo, quel supporto che tanto abbiamo nel nostro operato ma che forse a volte andrebbe sentito un po’ più nel cuore, senza troppi significati.

Passiamo giorni nel piccolo villaggio, cercando di visitare il più possibile, cercando di capire come poter aiutare al meglio questi bambini e le famiglie che li hanno accolti.

Le emozioni che proviamo sono tante e son molto forti: a volte viene da sorridere, a volte viene da piangere, a volte ci si rifugia nello spazio mentale per proteggersi da tutto questo grande amore che è così puro da poter fare male. E allora l’unica cosa che ci rimane da fare è aiutare il più possibile, aiutare in modo diverso ognuno come si sente, ognuno seguendo la direzione che il cuore insegna. Solo allora si può trovare sollievo, solo allora si può pensare a prendere questo mondo tra le mani, coscienti di tutte le cose che dovrebbero cambiare, consapevoli di quanto anche la nostra esistenza non è l’esistenza ma che insieme, con la forza di ognuno di noi, possiamo fare e tanto. Insieme possiamo sentirci meno soli difronte alla bellezza che regna in Africa con la tantissima povertà, meno soli difronte a questo calore che arriva la cuore, che ci rende partecipi e non può lasciarci indifferenti. Solo così possiamo fare la nostra differenza, solo così possiamo partecipe a questo mondo, con la mano nella mano dell’altro, consapevoli della bellezza della vita.

Africa è vita, è sogno, è ideale che unisce, è il sorriso dei bambini, è la risata di una donna, Africa è il colore del cielo, è terra senza confini, è libertà, è Usawa, è qui ed ora.

E se il nostro insegnamento più grande che abbiamo ricevuto è vivere qui ed ora, vivere nel presente, perché questo e solo questo conta, è da qui ed ora che dobbiamo partire per riprenderci i valori ormai dimenticati, ormai troppo deboli e spesso dimenticati. E’ qui ed ora che dobbiamo impegnarci a riscoprire il significato del condividere, della compassione, della presenza, dell’aiuto, del nostro prossimo, solo da qui ed ora che possiamo sentirci come presenza in noi stessi e quindi possiamo fare la nostra differenza.

Africa è differenza, Africa è riscoperta, Africa è valore, Africa è amore che tutti noi possiamo riscoprire.

11 persone sono partire alla scoperta del Kenya e di un progetto. 11 persone non si conoscevano.

11 persone sono tornate con il Kenya nel cuore, convinti di poter fare la loro differenza nel mondo, con il calore dei sorrisi, dell’accoglienza e della gentilezza che mamma Africa ci ha regalato. 11 persone con un cuore unito per aiutare i bambini in difficoltà. 11 persone che in modi diversi faranno tanto per aiutare il progetto perché quel tanto sarà sempre troppo poco rispetto a quello che il Kenya ci ha donato. 11 persone che con il Kenya nel cuore saranno sempre sensibili alle difficoltà della terra, perché l’Africa è nel loro cuore

Africa.