Benin: Diario di un Viaggio Solidale
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Anche questa volta il gruppo in viaggio verso il Benin è composto di 4 persone: Antonio, responsabile Paese, Antonella co-responsabile, Franco turista e Lidia turista-volontaria Tuendelee-Aleimar. Non potevamo essere più diversi, ma anche per questo il viaggio è riuscito bene.

Viaggio nuovo, nuovo itinerario. Da Cotonou il lavoro ci impone di andare subito al nord, a Natitingou, da Chiara, la nostra referente locale e direttrice della scuola materna “Les Petits Anges” ma soprattutto amica. Lungo la strada compriamo un centinaio di ananas da portare ai bambini del nord, che non hanno possibilità di mangiarne. Dassa è a circa 200 Km da Cotonou, la strada quasi in buone condizioni e fino a Dassa è andato tutto bene. La sosta ci permette d’incontrare Saturnin, referente locale, per consegnargli i quaderni del progetto “Compagni di banco”, li riprenderemo al ritorno la settimana successiva. Un pranzo veloce alla nostra “buvette” preferita e poi di nuovo in auto verso nord ma Clément, il nostro amico autista, ci consiglia di fare il percorso più lungo perché quello breve è interrotto per lavori. Questo significa aggiungere circa un’ora almeno alle solite 5 e percorrere 50 Km ai 350 ancora da coprire. Prevedevamo di arrivare per le 18 ma non abbiamo fatto i conti con i dossi…. 1 per km per 130 km: un delirio. Partiti alle 13.30 arrivati alle 20.15, ma la stanchezza è sparita appena abbiamo visto il comitato di accoglienza. Ovviamente Clément lo sapeva ma non ci aveva detto nulla per non spaventarci, e ha fatto bene! Poi tutti a nanna, perché da domani si fa sul serio e si lavora.

Infatti, il giorno dopo ci aspetta Tanguièta, a 50 Km nord, per l’inaugurazione del pozzo a Maison Moringa. Prima un tour dell’ospedale Saint Jean de Dieu con Adriana, moglie di Piero, nostri volontari ma prima volontari dell’ospedale come infermiera e come chirurgo addominale pediatrico, ora in pensione ma sempre attivi sul campo. Il pozzo è veramente importante non solo per la casa ma anche per il circondario, darà acqua a tante famiglie della zona.

 

Piero e Antonio sono anche dedicati al progetto “Una scuola per la vita” di Materi, altri 40 Km più a nord, progetto che vede protagonisti ragazzi con varie disabilità che desiderano imparare un lavoro per essere economicamente indipendenti.

La sera andiamo a Toucountouna, 25 Km a sud, dove passiamo una bellissima serata con Sr Léocadie e i suoi ragazzi, uno più bello e simpatico dell’altro. Ormai è tradizione che la serata del nostro arrivo, soprattutto se di venerdì o sabato, si esibiscano in balli e gag. Dopo una serata così bella, dobbiamo salutarci, il giorno dopo loro andranno a scuola e noi a Boukoumbé 70 km a ovest.

Un po’ di turismo non guasta, il Benin è così pieno di storia tribale che non possiamo non fermarci a visitare i Tata Somba, abitazioni dell’etnia Otammari, un percorso di un’oretta circa che ci fa tornare indietro nel tempo e immaginare come doveva essere 5 secoli fa, prima del colonialismo. Arriviamo a Boukoumbé, al Centro del progetto Tata Somba, da Sr Elisabeth, referente locale, e Sr Roberta, ottuagenaria ma con la vitalità e la parlantina di una sedicenne. Il Centro accoglie bambini dalla nascita, alcuni vivono al Centro, molti vivono in famiglia e vengono seguiti nelle necessità.

Nel pomeriggio ripercorriamo 50 Km verso sud e ritorniamo a Natitingou, dove ci aspettano al Centro del progetto Pulcini nel Nido. Sr Pancrace, responsabile del Centro e referente locale, e Sr Rose accolgono 100 bambini da 0 anni alla scuola primaria.

Ultimo giorno al nord. Al mattino andiamo alla scuola materna di Chiara. 80 bambini ci accolgono cantando “O sole mio” in italiano: siamo tutti commossi. Con vocine da bimbetti piccoli piccoli ma dalla potenza prorompente toccano il cuore di tutti, non è possibile rimanere indifferenti. Giochiamo con loro per un po’, poi tutti a tavola. Più tardi cade il silenzio, Chiara ci accompagna nel locale mensa che, dopo essere stato pulito, funge da dormitorio. Entriamo in punta di piedi e in silenzio e li vediamo tutti stesi sulle stuoie a dormire: sono troppo belli.

Dobbiamo incontrare ancora i bambini di Perma, progetto Città della Gioia, dove troviamo Sr M. Augustine, la responsabile e nostra referente, e Sr Veronique, aiuto di Sr M. Augustine che ha problemi di vista.

Purtroppo dobbiamo prendere la strada verso Dassa ma tentiamo un’altra strada. Bah! Sembra di giocare a “Colpisci la marmotta” e noi siamo le marmotte. La strada è una buca unica e veniamo sballottati continuamente, ma arriviamo a Dassa, dove possiamo finalmente inaugurare la scuola professionale per sarte e parrucchiere, soprattutto per le ragazze del villaggio di Kpossegan ma anche per quelle della zona. Passiamo anche dalla scuola di Kpossegan per ritirare i famosi quaderni viaggiatori e internet ci è amico, permettendoci ben due collegamenti video con la scuola di Milano. È sembra un’avventura partecipare a questi eventi. I ragazzi italiani salutano i coetanei beninesi in un tripudio di urla, saluti, baci e braccia che si alzano per farsi notare. Anche gli insegnanti tentano di salutarsi ma il frastuono è tale che le parole si perdono. Siamo tutti felici di aver contribuito.

Abomey. Palazzo Reale. Una visita turistica che ci fa comprendere un mondo molto lontano dal nostro ma straordinario. Qui troviamo il Centro del progetto Pane Quotidiano, Sr Alexandrine, la responsabile e nostra referente, e Christian, assistente sociale e nostro referente al pari di Sr Alexandrine.

Finalmente un po’ di relax e per una sera ci concediamo una cenetta sul lago Ahémè.

Di nuovo in pista verso Cotonou, dove ci fermiamo da Fr Maximin, frate cappuccino, che segue una famiglia composta da mamma e 4 bambini, all’epoca dell’entrata nel progetto, di cui 2 sono già usciti dal programma perché autonomi economicamente.

Ganvié è l’ultima tappa turistica e Linda e Franco rimangono completamente conquistati da questa città su palafitte che le guide ci vendono per essere la “Venezia beninese”.

Eccoci di nuovo nella grande città di Cotonou, dove incontriamo la Madre Generale delle suore OCPSP e il direttore di CIPCRE, progetto Non Avere Paura, dedicato a ragazze e ragazzi in difficoltà del sud del Paese.

 

Il viaggio in aereo ci dà finalmente la possibilità di dormire un sonno tranquillo, felici di chi abbiamo incontrato, conosciuto e salutato, sapendo di aver fatto tutto il possibile per continuare un “lavoro” che va oltre la motivazione che ci ha spinto verso il volontariato. Ognuno di noi ha un lavoro e una famiglia che ci supporta e sopporta per il tempo che dedichiamo a ogni progetto si sia scelto, ma che ci rende umanamente più ricchi.