Benin: Compagni di banco tra mondi lontani
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GRAZIE A CHI CI PERMETTE DI REALIZZARE COSÌ TANTO! GRAZIE ALLE SCUOLE, AI NOSTRI RAGAZZI E ALLE LORO FAMIGLIE.

Gocce d’Africa L’acqua, la semplice acqua, ma se manca …, la luce elettrica, così abituale nelle nostre case, ma se manca…., la scuola e chi non va a scuola, costretto a lavorare in casa o per strada , nei campi o nelle botteghe artigiane. E poi storie di bambini ritenuti stregoni, di ragazzine appena adolescenti date forzatamente in spose, ma anche ingegnosi inventori e donne africane che hanno vinto un Nobel per la pace. Quante sfaccettature, quante “gocce” di quell’immenso oceano di vita, cultura, tradizioni, drammi, esplosioni di vitalità, rassegnazioni e speranze che costituiscono l’Africa. Chi può raccontarla? È così immensa, misteriosa, sorprendente, variegata. Solo piccole “gocce”, brevi testimonianze, per avervi vissuto e lavorato come chirurgo da quasi quarant’anni: le porto alle ragazze e ai ragazzi di tre scuole medie (di Genova e di Verona).Mi accolgono sempre con grande attenzione e partecipazione, dapprima un po’ sospettosi, poi attratti da aspetti di vita, per i più sconosciuta, così falsificata dai media e infine sempre gioiosi e coinvolti. Anche quando parlo di pace e convivenza tra diverse culture e religioni, testimonianze personali di come cristiani e musulmani possono vivere e lavorare insieme nel rispetto, si sciolgono in domande puntuali e provocatorie, capiscono che la verità non è solo quella dei TG o degli slogan urlati nei comizi.

E poi un progetto, che va avanti ormai da 5 anni: “adottiamo un maestro” nella povera scuola primaria di Kpossegan, un puntino sulla carta geografica, nel centro-sud del poverissimo Benin. Una scuola costruita in mezzo alla “brousse” (la traduciamo savana? no, è qualcosa di intraducibile, ma che parla ad un tempo di desolazione e povertà, ma anche di nobiltà e fierezza), una scuola costruita dall’associazione Aleimar e donata allo Stato beninese, ma in cui si deve pagare ogni anno lo stipendio di tre insegnanti su sei perché i cento e più bambini possano finalmente riemergere da un destino segnato di analfabetismo. E con i ragazzi di queste tre scuole (uno o due euro a testa, il prezzo di un gelato rinunciato), i loro insegnanti e i loro genitori, riusciamo puntualmente a pagare almeno due stipendi. Le classi che fanno francese si sbizzarriscono in disegni e scritti che parlano dell’Italia e delle nostre usanze, chiedendo amicizia e notizie dei loro omologhi africani a cui sono destinati; e questi ricambiamo con altri disegni e messaggi verbali, spesso molto più semplici e ingenui, ma che creano un ponte davvero fantastico tra questi mondi lontani: “compagni di banco” virtuali. Qualche “goccia” lanciata ai ragazzi di oggi, assetati di testimonianze credibili, di conoscenza non falsata e di incontri con un’alterità non demonizzata.

Piero

Cyrille con la sua divisa scolastica (kaki)

Proprio da questa non facile realtà di cui vi ha già parlato Piero, viene Cyrille, seguito ormai da una ventina d’anni dalla scuola secondaria di primo grado ‘Cozzi e Quarenghi’ di Milano.

Individuato dal Nostro referente locale della Regione di Dassà (dove, a 27 km dall’omonimo capoluogo, si trova il villaggio di Kpossegan), Cyrille ha frequentato la scuola primaria e le medie del villaggio – entrambe costruite e sostenute nel corso degli anni da Aleimar – trasferendosi poi nella vicina Awaya per il Collège (Liceo), che frequenta con grande costanza ed ottimi risultati.

Nonostante le non facili condizioni iniziali – Cyrille è infatti figlio di una coppia di umili contadini – il ragazzo ha sempre dimostrato una grande forza di volontà e può ora avviarsi a realizzare il suo sogno … diventare un professore di scienze.

Questo grazie alla sua costanza ed all’attenzione che i suoi genitori hanno prestato al suo desiderio di migliorare il proprio futuro – cosa non sempre facile poiché non tutte le famiglie comprendono e rispettano appieno la ‘filosofia’ del Sostegno a Distanza  – ed ovviamente all’aiuto dei molti studenti che si sono impegnati ad aiutare il loro “compagno di banco” a rendere concreta questa possibilità.

Daniela

Il corpo docenti e il Direttore della scuola, al centro

La Dirigente Scolastica dott.ssa Milena Piscozzo

Vorrei ringraziare le scuole milanesi che ci sostengono da tanti anni, più o meno da venti. Il loro aiuto è tra i più variegati, dal SaD (Sostegno a Distanza), al progetto “Compagni di Banco”, ai regalini e lettere personali che i nostri bambini e ragazzi scrivono i loro coetanei beninesi. Il progetto “Compagni di Banco” si divide in due parti: il viaggio di quaderni ambasciatori tra l’Italia e il Benin, due volte l’anno, che raccontano la vita degli studenti delle scuole secondarie di primo grado italiane e i ragazzi dell’ultima classe della scuola primaria beninese, che corrisponde alla nostra prima media. I quaderni sono il filo conduttore tra la secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo R. Massa, di Milano, e la scuola primaria di Kpossegan. Per noi sono “semplicemente” gli amici della Quarenghi e i ragazzi di Kpossegan, ma in realtà sono molto di più: sono l’impegno da parte della Dirigente Scolastica, la dott.ssa Milena Piscozzo, che permette di realizzare questo bellissimo progetto interculturale, fatto di lettere di presentazione, di ricette, di testi musicali e di vari regalini che partono dall’Italia per raggiungere il Benin, dove altrettanti ragazzi attendono le notizie dei loro “amici di penna” per contraccambiare. Sono soprattutto l’impegno personale delle insegnanti, donne splendide, la prof.ssa Rosa Castellano, di religione, e la prof.ssa Paola Viani, di francese, che prima e dopo ogni viaggio mettono a disposizione ogni loro momento libero per lavorare con gli studenti, trovare le ricette, le canzoni, far scrivere le lettere di presentazione in francese (utile come esercizio didattico ma soprattutto perché i ragazzi beninesi non conoscono l’italiano, se non qualche parola).

Con loro si è instaurato un rapporto di collaborazione, all’inizio, e di stima e sincera amicizia poi, che ci lega certamente per il lavoro da svolgere insieme ma con il sorriso sulle labbra. La disponibilità reciproca totale va ben oltre il progetto e Le ringrazio personalmente di cuore. Anche al corpo docenti va il mio ringraziamento personale, perché accoglie Aleimar con entusiasmo e interesse durante le visite nelle classi, interrompendo per pochi minuti la propria lezione, e durante le giornate informative, prima e dopo ogni viaggio. Infine, ma non certo ultime, le famiglie, che supportano sì emotivamente i ragazzi ma danno vita alla seconda parte del progetto: contribuire economicamente allo stipendio dei tre insegnanti beninesi 3 al materiale didattico,  divise scolastiche comprese. Come ha ben detto Daniela, Kpossegan è lontana dalla città e se non fosse per l’apporto economico delle scuole italiane, la scuola di Kpossegan non potrebbe avere tanti studenti, quasi 100. Con il contributo delle famiglie italiane, i ragazzi possono invece studiare nel proprio villaggio, per chi abita a Kpossegan, oppure raggiungere la scuola con relativa poca fatica e breve tragitto. Gli studenti italiani, otto classi, divise tra prime, seconde e terze, sono la classica ciliegina sulla torta, sono splendidi, aspettano di scrivere, di vedere i loro amici beninesi magari grazie al collegamento whatsapp e skype, che raramente riesce purtroppo a causa della scarsa qualità di internet, per scambiare un sorriso, un urlo di felicità tra i due Paesi che distano 5.000 Km. I quaderni rimangono in Benin per circa 7-10 giorni, il tempo di leggere le lettere italiane e rispondere con una propria storia personale. Dal Benin non si torna mai a mani vuote; si torna con le valigie piene di souvenir, di prodotti locali da far conoscere e di tanti ricordi da condividere. I quaderni tornano nelle scuole, dove si mostrano le foto e i video del viaggio e con loro si trasmettono le sensazioni vissute. Il sostegno a distanza non ferma in Benin, va anche oltreoceano e precisamente in Brasile. Flavio è il responsabile Paese e, con la moglie Luciana, visita il Brasile ogni anno, incontra i cinque ragazzi sostenuti da cinque classi della scuola per avere le ultime notizie. A ogni viaggio corrisponde una giornata informativa presso la scuola milanese, seguito con grande interesse dai ragazzi e dai docenti. Grazie a tutti voi da parte di Daniela e Antonella per il Benin e da Flavio e Luciana per il Brasile; senza di voi ben poco si sarebbe fatto in passato e si potrebbe fare oggi.

La Prof.ssa Rosa, a sinistra. Proff.ssa Paola a destra.

La seconda scuola che dobbiamo ringraziare è l’Istituto Compresivo L. Da Vinci, Scuola dell’Infanzia di Premenugo. La maestra Annalisa, con i suoi piccoli scolaretti, crea bellissimi disegni per il quaderno e regalini per i coetanei della Scuola Materna Petits Anges di Natitingou, di Chiara, direttrice della scuola, nostra referente locale italiana ma soprattutto amica. Il supporto di tutto il personale della scuola da Enrica Capra, Coordinatrice del corpo insegnanti, e “vecchia” conoscenza personale (è stata l’insegnante della scuola materna di mia figlia, 24 anni fa), ad Annalisa Delmiglio, insegnante e interlocutrice fantastica, piena di energia e di idee per il quaderno. Non si possono dimenticare le insegnanti Marisa Torre, Giuseppina Spano, Sabrina Bottini e Sabrina Napoli, che ci hanno sempre accolto con simpatia e interesse. Un valido aiuto per le questioni più pratiche è arrivato anche dalle sorelle Donatella ed Elvira Iuso, gentilissime collaboratrici scolastiche. Anche i genitori hanno fatto la loro parte, raccogliendo contributi per sostenere 3 bambini, ma soprattutto la Direttrice Scolastica Fumagalli Gabriella, ora in pensione, che in tanti hanno ha permesso che si avverassi una così bella iniziativa. Tutti collaborano perché il quaderno sia un’esperienza che rimanga impressa nella memoria dei bimbi. A Natitingou è più facile avere internet, per cui è una gioia assistere all’incontro, via whatsapp o facetime, Italia-Benin. Appena riusciamo ad avere il collegamento, i bambini urlano di gioia e si salutano a gran voce, cantano e ballano contemporaneamente e si sbracciano per salutare. Finalmente, dopo aver esaurito l’energia anche Annalisa e Chiara riescono a salutarsi con gioia. Perché… conoscere, imparare ad apprezzare anche le piccole cose, sicuramente renderà, nel tempo, questo piccolo nostro mondo un posto migliore.

Antonella