Bentornate in Libano!!
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È dal 2013 che ci rechiamo in Libano con Aleimar in qualità di responsabili di progetto, quindi il tragitto Milano Malpensa-Beirut ha ormai assunto i colori di un viaggio verso casa. Come ogni anno ci siamo recate a Damour dove ha sede Oui Pour la Vie, nostro partner locale che si occupa di rispondere ai bisogni più contingenti della popolazione che risiede nella piccola cittadina, senza fare alcuna distinzione di razza, lingua, religione o condizioni sociali e personali. Qui abbiamo trascorso una settimana molto intensa, in cui le mattinate alla mensa dei rifugiati si sono alternate alle visite nelle case dei bambini inseriti nel progetto di sostegno a distanza e le missioni nei rifugi occupati dalle tante famiglie di profughi scappati dal proprio paese.

Dalla prima volta in cui abbiamo visitato il Paese, molte cose sono cambiate, sia dal punto di vista politico che sociale. Il Libano vantava già di essere il paese con il numero maggiore di rifugiati al mondo rispetto alla popolazione totale, ma il numero di profughi oggi è cresciuto in modo vertiginoso. Secondo l’ultimo rapporto Global Trends 2018 dell’Unhcr, infatti il Libano è oggi il paese che accoglie il numero maggiore di rifugiati al mondo rispetto alla sua popolazione totale: quasi un milione e mezzo di siriani (di cui 944 mila registrati dall’Unhcr). Il rapporto è di un rifugiato ogni 6 persone, segue la Giordania con 1 rifugiato ogni 14 persone e la Turchia, 1 ogni 22.
OPV che si occupa delle situazioni di grave esclusione, visita le famiglie una volta al mese, raccoglie le esigenze delle famiglie e risponde di conseguenza. Molte sono inserite nel progetto mensa. Altre ricevono un supporto di tipo monetario per cure mediche o acquisto di generi di prima necessità per i bambini come latte, omogeneizzati e pannolini. Altri ancora, sono seguiti solo da un punto di vista umano. “Tante volte, infatti, l’emarginazione si combatte più con la vicinanza e l’affetto che con aiuti di tipo materiale” ci tengono spesso a sottolineare Lara, Rima e Samar, le volontarie OPV. Li cercano, alcune volte si presentano spontaneamente, ci entrano in contatto e provano a conquistare la loro fiducia per poi iniziare un vero intervento di aiuto.
Quest’anno abbiamo visitato alcune case di rifugiati per distribuire latte in polvere e semplici regali ai bambini che vi abitano. Queste abitazioni di fortuna sono scantinati, case in costruzione, capanne di contadini lungo la costa. Nel degrado generale della situazione ciò che più colpisce è la dignità con la quale tengono questi spazi.
Molti, non hanno documenti: da quando, nel 2015, il Libano ha operato una stretta sul riconoscimento dei rifugiati, infatti, sono aumentati i sans papier. Altri, invece, hanno il foglio dell’UNHCR che attesta il loro status e lo conservano gelosamente. Quel foglio di carta formato A4, invece, gli permette di accedere a piccoli ma preziosi aiuti e mantiene viva la speranza, un domani, di venire accettati come rifugiati un un paese Europeo, o in America o in Australia.

Nella nostra settimana di viaggio abbiamo trascorso due mattinate alla mensa di OPV. Qui lavorano 5 persone su base continuativa: ci sono una cuoca tuttofare, due aiutanti che confezionano i piatti per l’asporto e due ragazzi che si occupano della distribuzione e delle consegne a domicilio. Le ragazze di OPV coordinano il flusso di lavoro, la visita delle famiglie aiutate e l’analisi dei nuovi casi da inserire nel progetto. La mensa è attiva 4 volte a settimana per la preparazione di 600 pasti. I beneficiari infatti sono circa 300, ma ogni nucleo riceve due 2 pasti ogni settimana. Il progetto è iniziato all’inizio del 2016 e da allora il numero di persone aiutate è stato raddoppiato, raggiungendo la capacità massima della cucina. A seconda delle possibilità, le famiglie si recano alla cucina per ritirare il proprio pacchetto, oppure lo ricevono a casa. I beneficiari sono sia famiglie di rifugiati siriani e iracheni, sia famiglie particolarmente povere di Damour, anziani soli o carcerati reclusi nella cella del posto di polizia locale in attesa di essere destinati ad un carcere più grande. A parte le famiglie inserite nel progetto mensa, c’è una lunga lista d’attesa: le persone in questa lista al momento non possono essere supportate per mancanza di risorse, ma OPV cerca di aiutarle minimamente fornendo loro pane e succhi di frutta a cadenza bisettimanale.
Durante le mattine di mensa, le attività iniziano molto presto. Alle 7 la cuoca accende i fuochi e inizia a cucinare riso, carne e verdure. Le sue aiutanti, invece, riordinano i contenitori in cui verrà messo il cibo e preparano le insalate. Il menù è concepito per essere vario, chiedendo anche ai beneficiari cosa preferiscono. In generale, però i piatti preparati sono semplici, “cucina di casa”. Il tempo passa velocissimo e alle 10.30 iniziano già a vedersi le prime famiglie che timidamente si avvicinano alla mensa per ritirare il proprio pacco. Sono principalmente rifugiati siriani i cui bambini normalmente vanno a scuola nel pomeriggio, (perché turnano con gli studenti libanesi occupando le stesse classi ma in fasce orarie diverse). A seconda nel numero di componenti, viene dato un quantitativo più o meno abbondante di cibo. Ci raccontano che alcuni, riconoscendo la fortuna di poter ricevere un buon pasto, ogni tanto invitano famiglie di rifugiati che abitano vicine per condividere il pasto. La pancia sarà meno piena, ma la gioia per il buon cibo condivisa!
La cucina è operativa il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì e si chiude solo durante le vacanze più importanti, poiché OPV sa molto bene che ora le persone fanno affidamento su di loro e sul fatto che avranno cibo per i loro figli. OPV però ha un grande sogno: aumentare ancora di più il numero di famiglie aiutate, che è ancora piccolo rispetto al numero di rifugiati bisognosi nel paese e per farlo dovrebbero trovare un’altra collocazione, arredare una cucina più grande e assumere più impiegati! . Per il momento questo è un sogno, ma ci auguriamo che in futuro diventi realtà.

Il resto del tempo lo abbiamo passato visitando le famiglie dei bambini sostenuti a distanza. Le visite sono sempre una festa. Dopo i primi anni di diffidenza, timidezza e disinteresse, ora i bimbi ci riconoscono e fanno festa, cantando le canzoni imparate a scuola, recitando poesie o suonando la Darbuka, strumento tipico libanese. Quando entriamo in casa, tutta la famiglia è schierata sul ciglio della porta per dare il benvenuto. Come di consuetudine nelle case mediorientali, poi, la mamma corre in cucina per prendere del caffè o un semplice bicchiere d’acqua. Il senso dell’ospitalità, infatti, è molto forte e quando entra un’ospite bisogna assolutamente offrire qualche cosa per farlo sentire a casa. Normalmente, poi, se la famiglia parla solo arabo le ragazze di OPV traducono i loro racconti di vita quotidiana, si fanno dire dai bimbi come va la scuola, quali attività sportive svolgono e come si trovano con gli amici. Se i ragazzi o i familiari parlano inglese o francese, invece, è tutto più semplice perché si riesce a parlare senza traduzione e tutto risulta più naturale! I bambini sono più sciolti e il clima familiare. È molto bello vedere i bambini e le ragazze crescere, modificare i propri interessi, decidere di impegnarsi a scuola e raggiungere traguardi importanti. Per esempio quest’anno, abbiamo chiesto alle ragazze di OPV di andare a trovare Rita, seguita da anni da Aleimar, che l’hanno scorso ha fatto la maturità ed è uscita dal progetto di sostegno a distanza. È stato come andare a trovare un’amica. Ci ha raccontato che questo primo anno di università è andato molto bene. Ha scelto di fare matematica pura perché le piacerebbe insegnare. Gli esami sono difficili ma per ora tiene bene il passo. Ci ha anche raccontato di essere diventata allenatrice volontaria della squadra di basket del paese: “ho ricevuto tanto e mi piace l’idea di condividere un po’ del mio entusiasmo con i più piccoli”. Inoltre, ci informa che la sorella maggiore si sposerà probabilmente il prossimo anno e che lei e i suoi fratelli stanno dando tante lezioni di ripetizione per aiutare la mamma ed il papà a mantenerli e a pagare un po’ di lavori di ristrutturazione. Piano piano stanno sistemando il piccolo locale soggiorno. Delle piccole migliorie per renderlo più accogliente. Questo, sarà infatti il luogo in cui i genitori di Rita e quelli del futuro sposo della sorella si incontreranno per decidere come organizzare le nozze e nulla dovrà essere fuori posto o poco dignitoso! L’emozione nel sentirla raccontare dell’università, del suo impegno con i più piccoli è stata davvero grande. Rita è ormai una donna, ma ci ha tenuto a specificare che quello che fa ora, lo studio intrapreso e la possibilità di dare ripetizioni, non avrebbe potuto nemmeno lontanamente immaginarlo senza il supporto continuo e prezioso di Aleimar.