Ghana: Secondo anno con Aleimar, secondo viaggio che porterò nel cuore!
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Dopo una prima esperienza in Congo, Valentina è ormai entrata a far parte della grande famiglia Aleimar e, piena di entusiasmo e curiosità, lo scorso aprile ha deciso di partire alla scoperta del progetto “Chicchi di caffè” in Ghana. Ecco come descrive questo secondo emozionante viaggio:

“L’arrivo in Ghana è emozionante, dopo 6 ore di volo veniamo travolti dall’energia di Luca e Simona che, su una macchina sgangherata e con una guida che in Italia stupirebbe anche Valentino Rossi, ci accompagnano attraverso Accra e verso Casa Italia. I primi assaggi di Africa sono un po’ differenti da quelli che ho già sperimentato… Strade asfaltate quasi bene, traffico ordinato per le strade e addirittura qualche lampione. Per fortuna i venditori ambulanti che ci avvolgono ad ogni rallentamento della strada, cercando di propinarci la merce più assurda, da carta igienica a detersivo, da ricariche telefoniche a tergicristalli, da affascinante frutta esotica a toponi pronti per lo spiedo, mi fanno realizzare che sono davvero tornata in Africa!
Ma l’emozione vera te la fanno provare loro, i bimbi, che appena scendiamo dalla macchina ci corrono incontro salutandoci e saltandoci in braccio, iniziando letteralmente a scalarci, non preoccupandosi minimamente che non ci hanno mai conosciuti, infischiandone del fatto che hanno il peso specifico di un piccolo ippopotamo e che le nostre braccia potrebbero non reggerne il peso. Nel mezzo di questa festa di saluti, valigie, abbracci, cani, mami e papi ci accompagnano alla stanza messa a disposizione dei volontari lasciandoci frastornati, ma soddisfatti di essere finalmente arrivati.
La nostra base è una stanza con veranda spaziosa con un grosso letto matrimoniale e un piccolo divano letto, un bagno privato con doccia e zanzariere a porta e finestre. Insomma non siamo in un grand hotel ma ci sentiamo perfettamente a nostro agio.
La domenica dopo il nostro arrivo iniziamo davvero a esplorare Casa Italia. La missione è composta da diverse piccole casette ognuna con uno scopo diverso: c’è l’ufficio amministrativo con store di giochi e vestiti, la cucina con dispensa, le stanze dei volontari, le stanze dei bimbi, la stanza centrale, la casa di Simona e Luca e quella che in questi giorni sta prendendo forma come nuova fisioterapia. Lo spazio che contiene tutte queste costruzioni è un bellissimo giardino curato con molta attenzione da Collins, l’aiuto manager con vocazione da giardiniere, che combatte ogni giorno con la giungla circostante e che se potesse cullerebbe ogni singolo filo d’erba presente con un risultato sorprendente.
Gli abitanti di questo piccolo miracolo sono tanti; ci sono Simona che vive in pianta stabile qui con l’aiuto di Luca che invece fa da spola avanti e indietro dall’Italia; Viola che è venuta per un periodo di volontariato e che probabilmente ha scelto di fare di Chicchi di Caffè la sua vita, il già citato Collins, le due cuoche Yvonne e Ester che riescono a sfamare soddisfacentemente 40 persone ad ogni pasto della giornata, 5 mami che hanno il compito di accudire i bambini e loro, i 23 piccoli cuori che sono la ragione dell’esistenza della missione.
I bimbi vanno dal più piccolino, Nana, un cucciolo pacifico di solo 9 mesi, al più grande JD di 15 anni che invece ha un carattere e un modo di vedere il mondo tutto suo speciale. Ogni bambino è diversissimo, ci sono dei bimbi con disabilità e dei bimbi senza, dei bimbi che vanno a scuola e dei bimbi che non ci vanno, qualcuno con doti di grande artista, qualcun altro con doti di grandissima piccola peste.
Imparare tutti i nomi non è facile, ma per fortuna i bimbi sono pazienti e rispondono anche quando sbagliamo totalmente nome o pronuncia! Non si stancano mai di chiamarci, a differenza nostra dopo 3 minuti già si ricordavano tutti i nostri nomi e siamo stati eletti subito come “mami e papi” della missione. A Casa Italia ad ogni passo c’è qualcuno che ti chiama e che cerca di ottenere la tua attenzione, anche solo per un saluto o un sorriso.
Nonostante siano tanti, nonostante siano attivissimi, i bimbi sono anche molto educati, non provano mai ad entrare nelle stanze dei volontari a meno che ci sia un invito specifico e ad una richiesta diretta obbediscono sempre. Certo è che al momento di tirare fuori i giochi si scatenano al massimo!
Le giornate iniziano la mattina prestissimo, dalle 4.30 i bimbi sono svegli, noi dormiamo un pochino di più, ma comunque prima delle 7 tutti sono in piena attività. Da volontari principalmente ci occupiamo di stare con i piccoli, aiutarli a mangiare era di prassi colazione, pranzo e cena, in teoria avrebbero bisogno solo Ella, OJ e le bimbe disabili ma alla fine è un po’ una coccola farsi imboccare quindi qualcuno se n’è un po’ approfittato… ma è parte del divertimento no?
Con i palloni che ci hanno regalato in Italia prima di partire abbiamo passato un bellissimo pomeriggio di divertimento: erano leggeri quindi non c’era il rischio di farsi male e tutti hanno potuto partecipare a loro modo. Anche le bolle di sapone sono state un successone per tutta quanta la brigata, soffiarle, scoppiarle e insaponarsi tutti è stato uno spasso. Ci sono anche giochi in cui erano convolti a piccoli gruppi, ad esempio la cura delle bambole o lavori stradali con i camion e voli di fantasia con gli aerei. Ma soprattutto abbiamo spinto, spinto e rispinto macchinate intere di bambini avanti e indietro per la stradina della missione, per fortuna ci siamo portate dietro un uomo di fatica che si prestava volenterosamente a questa incombenza.
Ci sono stati anche compiti seri come accompagnare Kobi all’ospedale per una delle operazione per la ricostruzione della manina, che bambino coraggioso, siamo stati sicuramente più tesi noi grandi a sapere l’operazione che lo aspettava che lui che ha affrontato l’operazione con gioia pur di “far ricrescere le dita”.
Abbiamo passato momenti splendidi, tante piccole manine che cercano la tua, tante piccole braccia che chiedono di venire prese in braccio, tanti sorrisi per ogni piccola attenzione. Per qualcuno un’attenzione può essere un gioco dato in mano per qualche minuto di svago, per altri un momento per essere tenuto in braccio o sulle ginocchia, per qualcun altro il momento più bello era essere coinvolto nei giochi o nei momenti di aggregazione insieme agli altri bambini.
Ognuno dei figli di Casa Italia ci ha fatto conoscere i suoi giochi preferiti, il suo carattere, le sue abilità. Tutti ci sono entrati nel cuore, chi con i suoi sorrisi, chi con le sue necessità, chi con la sua energia.
Dai bimbi dei Chicchi di Caffè abbiamo imparato un’integrazione totale, dove una bimba senza mani consola i pianti di una piccolina con i crampi, dove ognuno si prende cura degli altri, dove non c’è distinzione tra bambini malnutriti, bambini lenti, bambini rifiutati dalla famiglia, bambini con disabilità fisiche, tutti hanno un loro posto e tutti vengono presi in considerazione nella grande famiglia di Casa Italia.

Tirando le somme questo viaggio è stato un viaggio di giochi, divertimento e abbracci, ma anche integrazione e sensibilità, uno di quei viaggi che ti fanno crescere sul momento e sorridere al solo ricordo. Un viaggio in cui abbiamo conosciuto un’Africa forte, a volte dura e crudele, che emargina i più deboli ma che ha un enorme potenziale crescita, una forza vitale che i bambini di questo progetto dimostrano ogni volta che affrontano e superano un ostacolo e che dimostrano che l’integrazione, quella vera è possibile anche se ottenuta con grandissimi sforzi”.