Cucurrucucu Paloma: una vocina canta e ci accoglie timidamente…
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Prendere il biglietto aereo per Bogotà è ancora per me una sensazione forte: “è necessario fare questo viaggio anche quest’anno? I nostri rappresentanti locali, Myriam e Luis, sono molto attenti ai bisogni che si presentano, possono quindi indicare già dove è più urgente intervenire…c’è proprio bisogno che vada personalmente a visitare le nostre famiglie? La risposta è SI, vi spiego il perchè.
Nelle settimane precedenti il viaggio, per raccogliere i doni che alcuni “zii” hanno scelto appositamente per il loro bambino, ho incominciato ad assaporare le prime gioie. Credo che le persone che decidono di sostenere un bambino (con il SaD: Sostegno a Distanza) siano decisamente persone eccezionali: la cura con cui hanno scelto i capi di abbigliamento e i giochi per il loro bambino e per i vari componenti della famiglia, le lettere con le notizie e le fotografie di tutta la loro famiglia, la partecipazione dei propri figli a questo allargamento familiare di aiuto a qualcuno che vive dall’altra parte del mondo e non ha la stessa nostra fortuna, mi hanno mostrato una grandezza d’animo immensa. Quindi si, è necessario che io vada di persona a portare l’impegno di queste persone, il loro calore umano per questi bambini e famiglie, il loro entusiasmo, la loro speranza, perché attraverso le loro azioni parlo anche dello spirito di Aleimar, quello che mette i bambini davanti a tutto.

Bogotà è una città che non smette di stupirmi: dall’aeroporto si arriva in città per una strada a otto corsie, fiancheggiata da case che rispecchiano tutti gli stili moderni, dai grandi palazzi dormitorio alle costruzioni stile inglese che ti fanno pensare di essere in Inghilterra. Ma in lontananza appare subito la “nostra” cordigliera: è lì dove abitano i nostri bambini più poveri, a 3.100 metri di altezza, nelle case che si addossano l’una all’altra sulla collina, basse, grigie per le lamiere e l’eternit dei tetti e rossicce per i mattoni dei muri.
Per andare nel barrio Juan Rey dobbiamo partire presto al mattino, ma alle cinque ci sono già in circolazione gli autobus per il trasporto dei lavoratori e scolari: l’attività frenetica che c’è a quest’ora ci immerge immediatamente nel clima di questa città dove ogni giorno si circola a targhe alterne e quindi chi non ha due auto si muove prima delle h. 7,30 cioè prima che inizi il “pico y placa”.
Siamo impazienti di arrivare alla “nostra” nuova casa: da dicembre il nostro piccolo Santiago abita con la sua famiglia nella casa che siamo riusciti a costruire per lui. La casa ci appare dopo un tratto di strada sterrata, è in una zona di terreni ancora in parte liberi da costruzioni, in attesa che i proprietari, che hanno ottenuto il terreno a prezzi ridotti per la loro condizione di “sfollati”, riescano a utilizzarli.
Sono le sette del mattino, sabato: al nostro bussare, la porta si spalanca con una mamma ancora in pigiama che ci fa entrare e poi sparisce mentre arrivano le tre figlie e Santiago che ci riempiono di baci e abbracci. Ogni titubanza è sparita: tocchiamo veramente con mano come la nostra visita fosse aspettata con tanto desiderio e gioia. Santiago ci mostra il suo letto, nella nuova camera che divide con il fratello più grande che in queste settimane è andato a lavorare in un cantiere lontano da Bogotà. La casa si presenta piuttosto spoglia perchè le pareti non sono intonacate e appaiono in parte con mattoni a vista e in parte col grigio dei prefabbricati, ma c’è tutto ciò che serve: ci sono letti e armadi per tutti e in cucina campeggia il nostro fornello a gas che ora non avrà più il blocco della fornitura del gas perchè non è stato pagato l’affitto.
La felicità che vediamo negli occhi di tutti è veramente grande come pure la gratitudine nei nostri confronti. E soprattutto si sente che in questa famiglia è entrata la certezza che ora ce la possono fare.
Anche le altre visite dei nostri bambini a Juan Rey ci portano alla stessa gioia: tutti ci aspettano, il nostro appuntamento annuale è ormai un punto fermo nella loro vita.
La piccola Viviana è sempre più graziosa con il suo colorito e i suoi riccioli da morenita, la gracile Laura ci accoglie con il suo timido ma dolcissimo sorriso insieme a Rafael e Cristobal, i suoi due fratelli esuberanti e travolgenti. Saray ci commuove con la sua voce incredibile mentre ci canta Cucurrucucu Paloma “Que una paloma triste muy de manana le va a cantar a la casita sola..”
I doni degli zii vengono accolti da tutti con uno sguardo che sembra dire “non osavo sperare… anche quest’anno c’è un regalo per me!”. Insieme portiamo anche un buon rifornimento alimentare che acquistiamo nel supermercato della zona dove ci incantiamo a guardare i banchi della frutta che è di una varietà sterminata e meravigliosa.
Anche gli incontri con gli altri bambini e ragazzi, sia a Usaquèm che a Tunja, hanno portato le stesse grandi emozioni. Il nostro ragazzo più grande è ora David Uriel che ci ha riservato la grande sorpresa di farsi trovare “cresciuto”: ha preso il diploma e ora frequenta un corso di saldatore di metalli e a fine anno dovrebbe essere in grado di andare a lavorare. La nostra ragazza più grande, invece, Yurani, non è stata promossa: speriamo tanto che, grazie alla lettera che una zia ha scritto e che Yurani ha letto con grande commozione, riesca a impegnarsi a studiare, partecipando alle lezioni che già le abbiamo prenotato con un docente privato, e arrivare quanto prima ad accedere a un lavoro che l’aiuti ad affrontare il futuro in modo indipendente.
Benchè la situazione abitativa non sia migliorata per tutti i bambini, notiamo però in ogni famiglia un deciso miglioramento che si manifesta prima di tutto nella confidenza con cui ci trattano: si percepisce che hanno fiducia in noi, che sanno che desideriamo aiutarli ad affrontare le loro necessità quotidiane e che quindi hanno un punto di riferimento, cioè c’è qualcuno a cui possono raccontare i loro problemi e con cui cercare una soluzione. I nostri Myriam e Luis hanno veramente la capacità di entrare in relazione con loro e fare da nostri portavoce per aiutare nella maniera migliore.
Le visite fatte alle case-famiglia, dove i Padri Somaschi ospitano parecchi ragazzi che sono stati allontanati dalla propria famiglia soprattutto per la mancanza della mamma, ci hanno fatto partecipare alla grande opera che questa congregazione svolgea favore dei più poveri lasciandoci il desiderio di far conoscere a tutti le strabilianti persone che, silenziosamente e gioiosamente, cercano di dare una famiglia a bambini che vengono da situazioni drammatiche.
L’ultima grande gioia l’abbiamo provata quando tutte le famiglie sono venute all’incontro organizzato a Tunja, a 140 km da Bogotà, presso questi Padri: tutti i nostri bambini hanno partecipato (insieme ai loro fratelli e sorelle, con tutte le mamme, un papà e una nonna) arrivando in pullman. Durante il percorso, si sono fermati in un luogo storico che si trovava sul tragitto. E’ il “Ponte di Boyacà” dove si è svolta la battaglia del 7 agosto 1819 combattuta dall’esercito repubblicano comandato dai generali Santander e Simon Bolivar contro l’esercito spagnolo, e che diede l’indipendenza alla Colombia.
Sicuramente i ragazzi più grandi hanno apprezzato questo luogo storico, tutta la Colombia è percorsa da simboli di libertà, dai pullman della compagnia Libertadores alle varie piazze Simon Bolivar in tutte le città.
Naturalmente abbiamo individuato i punti su cui impegnarci quest’anno: per i nostri bambini, oltre all’integrazione alimentare che è sempre necessaria poichè quasi tutte le famiglie non dispongono di redditi fissi, rimane la costante preoccupazione del sostegno scolastico, quando necessario, e degli interventi medici specialistici per i bambini che presentano malattie particolari. Un grosso intervento consisterà nel retribuire una nonna perchè sgomberi la casa dai materiali/rifiuti che ha accumulato nella speranza di venderli, fa la “recicladora”: è necessario rendere l’ambiente più igienico per la nostra bambina gravemente malata; qui è stata fondamentale l’autorevolezza esibita da Andrea per convincere la nonna ad abbandonare il suo lavoro. Alcune abitazioni hanno bisogno di letti a castello per meglio utilizzare lo spazio e poter inserire un tavolo. Se una mamma uscirà dalla prigione, potrebbe essere utile fornirle una macchina per cucire per confezionare le coperte che ha imparato a fare in carcere. Cercheremo anche l’aiuto di un avvocato per verificare la possibilità di far uscire di prigione la mamma prima della scadenza in considerazione della buona condotta; inoltre vorremmo aiutare una mamma a definire il suo diritto alla proprietà della casa in cui abita, poichè la casa, costruita dal patrigno su terreno di invasione degli sfollati, non risulta accatastata correttamente.
Vedo ancora tutti i partecipanti alla festa risalire sul pullman per il ritorno a casa: erano davvero felici per la giornata trascorsa.
Anche quest’anno è stato un viaggio indimenticabile, tra i più belli che ho fatto.

Rosanna De Bernardi

A testimonianza del rapporto speciale che si instaura tra i sostenitori e i bimbi, tutti i bimbi, non solo quelli sostenuti direttamente, qui sotto trovate la lettera che Claudia, la sostenitrice del bimbo Santiago, ha scritto a Yurani per spingerla a capire che deve studiare (purtroppo è già stata bocciata tre volte): trovo questa lettera bellissima! Quando l’abbiamo fatta leggere alla ragazza, si è messa a piangere. Dopo qualche giorno, alla festa finale, Yurani ci ha portato la sua lettera di risposta: quante emozioni!

Leggi la lettera della sostenitrice Claudia
Leggi la lettera di risposta di Yurani