Etiopia: Suor Rosaria maestra di vita in comunità
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Poco prima dello scorso Natale ricevemmo la richiesta da un ragazzo piemontese che voleva fare un’esperienza di volontariato in Africa. Simone chiedeva di rendersi utile con “lavori manuali” come costruire, zappare, piantare chiodi, imbiancare muri; la sua era una richiesta di crescita personale che stava mettendo a fuoco. Così, visto che in Aleimar cerchiamo sempre di far felici le persone per quanto possiamo, cercammo un luogo, un ambiente, che potesse fare al caso di Simone; volevamo dare l’opportunità a questo ragazzo di fare la sua esperienza e così pensammo a Suor Rosaria nel villaggio di Gubrye in Etiopia, a circa 175 km dalla capitale Addis Abeba. Suor Rosaria qui è la nostra referente per il progetto “Comunità al centro” con il quale cerchiamo di sostenere la formazione di giovani, bambini e donne. C’è un servizio doposcuola, classi di alfabetizzazione, momenti di formazione riguardanti l’alimentazione, l’igiene personale e ambientale ed è stata prevista, inoltre, una piccola mensa che fornisce almeno un pasto al giorno ai più poveri.

Ci sembrò il contesto giusto e Suor Rosaria la persona perfetta per accogliere Simone in questo primo approccio all’Africa. Perciò aiutammo il ragazzo nella preparazione pratica ed emotiva del viaggio e il due di febbraio partì per l’Etiopia.
Ecco come descrive la sua esperienza.

Non sono il tipo che ricerca la meta di tendenza, dal momento che ho sempre preferito i viaggi on the road e in tenda, alla scoperta dei luoghi meno turistici ma, nonostante ciò, non avevo ancora vissuto una vera e propria avventura come quella che a febbraio 2019 mi ha portato in Etiopia, immerso tra paesaggi incredibili, distese di eucalipti e bananeti, spazi immensi e all’interno di una cultura di un popolo, così tanto diversa dalla mia, ma sicuramente più vera e naturale.
Ho sempre voluto fare un’esperienza come questa, ma purtroppo, a causa del lavoro non ne ho mai avuto la possibilità, finché nel dicembre 2018 ho preso un’importante decisione: ho lasciato il lavoro e ho deciso di dedicare il mio tempo a qualcosa di completamente nuovo.
Durante la mia permanenza, le attività svolte sono state molteplici e di diverso tipo:
-manutenzione delle strutture che stanno nascendo nel villaggio;
-creazione di nuovi impianti elettrici;
-realizzazione di un nuovo impianto per pozzo acqua;
-lavori di vario tipo per avviamento panetteria;
-attività di agricoltura /orto

Ognuna di queste attività, soprattutto se svolta insieme alla gente del villaggio, mi ha entusiasmato molto e mi è stata di grande insegnamento.
Personalmente ritengo che l’aspetto più importante e significativo di questa esperienza sia stato proprio il fatto di immergermi in una nuova cultura e in tutte le attività legate a questa. Per esempio, provare a stare senza luce per tutta la notte, vedere il cielo stellato senza nessun inquinamento luminoso se non quello di una torcia, gestire l’acqua in modo parsimonioso, sono tutte azioni che mi hanno lasciato un segno profondo; si tratta di aspetti che a noi possono sembrare assurdi e scontati, ma che in quel luogo assumono un valore immenso e inspiegabile, oltre ad essere di una bellezza incredibile.
Vivere quest’esperienza, abituato alle nostre comodità tipicamente “occidentali”, alla frenesia della città ed allo scarso rapporto umano con le persone con cui interagiamo quotidianamente, è stato incredibilmente emozionante. È stato realmente significativo ritrovarsi a vivere una vita più normale, basata su cose semplici, ho imparato che un abbraccio e una stretta di mano vale più di qualunque forma di comunicazione, ho imparato che lì la gente ti saluta per strada anche se non ti ha mai visto prima, ho giocato con bambini che pur non avendo niente avevano il sorriso e la felicità negli occhi, ho visto il legame e la tenerezza che c’è tra di loro, di come i bambini più grandi hanno la responsabilità dei più piccoli.

Certo, descritta in questo modo l’Etiopia e la vita nel villaggio sembrerebbe tutta a “rose e fiori” , quando in realtà le condizioni normali di vita, in moltissimi casi, sono ad un livello di povertà altissimo, difficile da raccontare. C’è ancora molto da fare e non ritengo nemmeno giusto andare lì insegnando la nostra cultura, pensando che così si risolverebbero tutti i problemi. Al contrario, ritengo che ci sia bisogno di supporto e non di insegnamenti. Ad esempio, credo che il modo di agire di suor Rosaria e di Aleimar sia la strada più corretta per migliorare poco alla volta la vita di queste persone.
Detto questo, è stata un’esperienza molto forte e indimenticabile, di quelle che ti rimangono, e spero di poterla rivivere presto.”
Simone Arduino

Sicuramente Simone dopo questa opportunità sarà testimonial del lavoro di Aleimar nel mondo e ci aiuterà a far conoscere i Paesi dove operiamo raccontandoli con gli occhi di chi “ha visto” da vicino.
Un grazie di cuore a Suor Rosaria che ha saputo accogliere, seguire e accompagnare questo ragazzo per un mese, regalandogli un’esperienza per la vita.

Aleimar è sempre insieme ai bambini e, è proprio questo il caso, anche ai ragazzi che vogliono vivere e capire il mondo!