Scoprire la vita anche in mezzo al dolore: la storia di Jamila
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Durante il nostro viaggio di monitoraggio in Malawi, mentre facevamo visita ai nostri bambini disabili nei villaggi, siamo andati con Marina all’Ospedale Mulibwanji dove era ricoverata Maleje, una ragazzina di soli 15 anni, incinta, disabile, nata muta e senza motricità. Al nostro arrivo abbiamo visto con grande gioia che Maleje aveva dato alla luce una bellissima bambina di nome Jamila. La piccola era in braccio alla nonna, mentre la mamma era ancora sofferente per il parto.
Jamila è frutto di una crudele violenza da parte di un uomo di cui non si conoscono le generalità che se si è approfittato di una persona indifesa che trascorreva le sue giornate nella capanna in cui vive, sola, mentre la mamma andava a lavorare nei campi.
Inizialmente c’era preoccupazione sulla sorte della piccola Jamila e mentre la giovane nonna accudiva la figlia Maleje e pensava al futuro, Jamila è stata ospitata per qualche tempo all’Alleluia Care Center, un orfanotrofio fondato e gestito da una donna italiana.
La nonna ha poi deciso di prendersi cura della nipotina quindi la piccola Jamila con la mamma Maleje e i suoi 4 fratelli vivono tutti insieme al Villaggio Mwambwajira.
Marina, nostra referente locale in Malawi, ci racconta che, con l’arrivo di Jamila, la famiglia è più serena di prima e che la piccola é fonte di gioia. Assieme ai volontari del Gruppo Tiyende Pamodzi, Marina si reca periodicamente a visitare questa famiglia con l’obiettivo di monitorare la cura e l’igiene della piccola, ma anche di fornire cibo, medicine, vestiti, sapone per l’igiene personale e quanto necessario per garantire a Maleje ed alla sua bambina una vita migliore. Ho pensato di riportare qui di seguito una lettera scritta dalla stessa Marina, poiché penso sia interessante ascoltare la sua testimonianza diretta riguardo la storia di Meleje e della piccola Jamila
Angela Brigatti, responsabile Malawi

“Maleje è una conoscenza recente, a segnalarcela era stato un membro di uno dei comitati istituiti dai capivillaggio, dietro nostra richiesta, per aiutarci nell’attività di follow up dei tanti bambini disabili distribuiti su una vasta area: ricordo molto bene la fatica ed il dispendio di forze, energie, tempo e soldi per le tante riunioni organizzate al fine di coinvolgere il maggior numero di persone possibile nel prendersi cura dei soggetti disabili e rendere più dignitose le loro vite…; in realtà a tante belle parole non hanno fatto seguito le azioni promesse e questa collezione di delusioni e speranze disattese è stata responsabile, per qualcuno, di momenti di stanchezza e sconforto…
Eppure anche laddove sembra esserci solo deserto è in grado di germogliare la vita… infatti è grazie a Yama, una delle donne del comitato del villaggio di Mwambwajira che abbiamo incontrato e conosciuto Maleje: avevo provato profonda tristezza ed impotenza davanti a quel corpicino rannicchiato a terra che avevo erroneamente scambiato per un maschio; nessuno dei famigliari era nei paraggi rendendo pertanto impossibile un minimo di raccolta dati per ricostruire l’anamnesi… Maleje può vedere, sentire e stare seduta ma niente di più…; affetta da grave disabilità motoria e grave ritardo cerebrale è difficile instaurare con lei una relazione di alleanza… Nessuna espressione del volto, incapace di parlare e camminare e, per una deformazione alle mani, incapace di afferrare oggetti…semplicemente “STA”…nella terra…, nel silenzio…Ecco perché’ ho provato una sorta di shock quando, avvicinandomi, mi sono accorta che quello che pensavo essere un bimbo maschio era in realtà una ragazzina e per di più incinta!!! Più volte abbiamo fatto visita a Maleje prima di riuscire ad incontrare la madre, una giovane donna che per mantenere i suoi figli senza padre, si arrabatta come può nel lavoro dei campi per diverse famiglie (motivo per cui faticavamo a trovarla a casa) e, tanto per non farsi mancare nulla, anche l’attuale compagno con il quale convive sembra non brillare di ingegno… rallentato nei gesti e nell’eloquio si limita ad ascoltare il dialogo che cerchiamo di instaurare con la moglie. È disarmante la “serenità e la naturalezza” con la quale quella donna racconta povertà ed ignoranza che l’hanno accompagnata per tutta la vita e che la portano a custodire la figlia disabile come fosse una sorta di oggetto invece che una persona… Ovviamente nessuna informazione su chi, e quando abbia reso gravida quella bambina silenziosa…; nessuno è sconvolto, nessuno arrabbiato…
Spiego alla madre che per Maleje non è possibile intervenire con la fisioterapia ma che è fondamentale garantirle una adeguata e quotidiana assistenza dal momento che da sola non può provvedere a nessuno dei bisogni di base. Le ricordo che, come gruppo, desideriamo e siamo disposti a darle il nostro sostegno (una carrozzina per gli spostamenti e la vita sociale e visite mensili supportate da generi di prima necessità come cibo e materiale per l’igiene) con la condizione però che la famiglia in primis dimostri interesse ed attenzione per la vita di Maleje, iniziando, per esempio, a non lasciarla mai da sola, garantendole igiene ed alimentazione e provvedendo al trasporto in ospedale per i controlli pregravidici e all’assistenza per il periodo di degenza ospedaliera al momento del parto. Da allora, è diventato meno penoso andarla a trovare…, per non parlare della grandissima emozione provata davanti alla piccola Jajida, nata lo scorso 12/09/2018 che, contro ogni previsione, ha saputo regalare gioia e speranza dove altri avrebbero visto solo preoccupazioni e problemi… Ancora una volta…il primato è della vita…! Zikomo Malawi!”
Marina, referente Camminiamo Insieme (Malawi)
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