Quanti modi ci sono di esprimere le emozioni di un viaggio?
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Indubbiamente molte, ma per Massimiliano Coi (nuovo responsabile Paese) ed Ilaria Ventura (ufficio progetti Aleimar), sono senz’altro le fotografie e le parole. Per questo Massimiliano ha deciso di regalarci scatti meravigliosi che immortalano emozioni grandissime ed Ilaria ha scritto per noi un diario di viaggio, ecco il suo racconto e una piccola parte delle fantastiche foto di Massimiliano.

Il mio viaggio in Eritrea è iniziato con tanta curiosità di conoscere un nuovo Paese e di fare qualcosa per migliorare il futuro della sua gente. Ad accompagnarmi in questo percorso ci sono stati Max, il responsabile paese Aleimar, Sergio, Luca e Andrea che, in rappresentanza di Fondazione Zanetti, aveva accettato il nostro invito a vedere di persona il progetto finanziato da diversi anni. Molti di noi non si conoscevano, ma l’entusiasmo di regalare sorrisi e amore ci ha fin da subito uniti in un legame che giorno dopo giorno è diventato sempre più forte, sempre più bello.
Atterrati ad Asmara siamo stati accolti dal calore dei sorrisi delle sorelle di S.Anna e da una città che mi è fin da subito apparsa stranamente e sorprendentemente famigliare. L’architettura, i lunghi viali, le insegne, l’imponente edificio Fiat Tagliero, il Cinema Impero e i saluti di molti anziani che parlano un italiano perfetto ci hanno fatto fare un tuffo indietro nel tempo, nel periodo coloniale italiano, quando Asmara veniva considerata una piccola Roma. Oggi però la capitale eritrea appare una città abbandonata a se stessa, dove alle grigie rovine si contrappone la speranza di un popolo che, con grande dignità e umiltà, non desidera altro che rinascere e tornare a splendere.
La voglia di sorridere alla vita è ancora più forte negli occhi e nelle parole di tutti i bimbi che abbiamo incontrato nel corso del nostro viaggio: con grande emozione abbiamo conosciuto tutti i 19 bambini sostenuti a distanza che, nonostante le difficoltà, non smettono mai di sognare. Molti di loro provengono da famiglie in estrema povertà e soffrono la lontananza dei loro papà che, soggetti al servizio militare, tornano a casa una volta all’anno, lasciando alle mamme la cura dei numerosi figli. E’ stato commovente percepire il senso di colpa e la sofferenza di queste donne che non riescono a garantire una vita dignitosa ai propri bambini e vedere come un nostro piccolo aiuto possa davvero fare la differenza.
Da Asmara abbiamo poi raggiunto, tra le curve dell’affascinante altopiano, alcuni villaggi in cui sono in corso i progetti “Braccialetti Verdi” e “Dona una pecora”. Insieme ai medici e alle suore referenti locali abbiamo così assistito ai periodici controlli sanitari dei bambini con difficoltà alimentari e abbiamo distribuito alle loro famiglie farine, latte, olio e lenticchie che, nell’arco di 9 mesi, riescono a far uscire molti bimbi dal rischio di malnutrizione. Purtroppo sono ancora tanti i bambini in pericolo che, con gli occhietti spenti, erano apatici alla nostra presenza e ai nostri sorrisi: le suore responsabili ci hanno tuttavia raccontato che, in seguito all’accordo di pace con l’Etiopia, i prezzi del latte e di molti alimenti stanno notevolmente diminuendo e che molte mamme riescono ad assicurare un pasto sano e adeguato ai propri figli. La speranza è dunque quella di concludere questo importante intervento entro l’anno: sarebbe per noi un grande risultato, un forte segnale di cambiamento e di rinascita del paese. Con grande gioia abbiamo poi incontrato alcune mamme che, anche grazie al prezioso sostegno di Fondazione Zanetti, avevano ricevuto in dono due o tre pecore e che, avendo dato vita ad un piccolo gregge, riescono a garantire latte quotidiano ai propri bambini e a migliorare giorno dopo giorno la loro situazione economica.

Il nostro viaggio è così proseguito verso un piccolo villaggio rurale: raggiungerlo è stata una vera avventura! Era ormai sera quando siamo saliti a bordo di una datata ambulanza e ci siamo avviati verso il piccolo paese. La strada sterrata era in pessime condizioni e il pericolo di rimanere bloccati era davvero alto, ma, tra una buca e l’attraversamento di simpatici greggi e imponenti dromedari, siamo riusciti ad arrivare sani e salvi. Fin da subito sono rimasta colpita dalla sensazione di pace di questo posto illuminato unicamente da uno spettacolare cielo stellato. Qui abbiamo visitato il nuovo reparto di maternità che verrà inaugurato il prossimo 10 marzo: la struttura sarà in grado di accogliere e di fornire la giusta assistenza alle numerose donne in gravidanza, seguendole nella delicata fase del parto e post parto. Accanto alla sala travaglio e alla sala parto è stata infatti costruita una stanza con servizi igienici in grado di ospitare fino a 9 posti letto per tutte le neo mamme che necessitano una maggiore assistenza dopo il parto. Accompagnati dalla suora referente siamo saliti sul tetto della struttura per vedere i nuovi pannelli installati che garantiranno energia elettrica anche all’intero reparto.

 

 

 

 

 

 

Poichè il viaggio di monitoraggio non si limita a verificare l’andamento delle attività già in essere, ma è anche un’occasione per capire, insieme alla popolazione e al referente locale, i nuovi bisogni e possibili progetti futuri, abbiamo vissuto la quotidianità del villaggio, parlando con le persone tra le strade del paese, giocando con i più piccoli e partecipando a importanti momenti di condivisione come la messa o la cerimonia del caffè. E’ davvero sorprendente e invidiabile l’ospitalità e la riconoscenza di questo popolo: senza alcun timore diverse famiglie ci hanno aperto le porte delle loro case e nella loro semplicità ci hanno offerto il tipico pane chiamato “ambasha”, trascorrendo un piacevole momento insieme.

 

 

 

 

 

 

L’esperienza più emozionante l’abbiamo tuttavia vissuta a Barentu: questa zona è stata per diversi anni irraggiungibile e solo da meno di un mese è stato concesso il libero accesso. Se fino ad allora il popolo e il paesaggio eritreo mi era apparso più simile al nord Africa e con alcune influenze arabe, a Barentu ho ritrovato i tratti somatici, i colori e la musica dell’affascinante Africa nera. Qui siamo stati subito accolti da canti e balli dell’etnia Kunama: è difficile descrivere lo sguardo e la curiosità di molti bambini che, vedendo per la prima volta un uomo bianco, erano alla ricerca di un continuo contatto. Solo alcuni ragazzi più grandi conoscono l’inglese, ma, nonostante le difficoltà di comunicazione, si è fin da subito creato un legame umano molto bello, autentico… è stato davvero difficile salutare questi bambini per cui siamo motivo di speranza e cambiamento. Molti di questi bimbi vivono infatti in più piccoli villaggi limitrofi, in capanne di fango, senza acqua, e non hanno la possibilità di andare a scuola. Siamo rimasti particolarmente colpiti da questa realtà e condizione di vita di fronte alla quale abbiamo sentito la voglia e il dovere di intervenire, impegnandoci così nella costruzione di un pozzo e di una scuola elementare.

 

 

 

 

 

 

Il nostro viaggio si è così concluso con la visita di una Casa Famiglia per bambine orfane e di una scuola elementare: è davvero difficile descrivere il calore e la gioia con cui siamo stati accolti da questi bambini che, pur vivendo in una situazione difficile, non esitano a regalarti ciò che hanno di più bello e sincero: il sorriso e la voglia di vivere.
E così, dopo 12 giorni di forti emozioni, siamo tornati in Italia. Non è facile descrivere esperienze così forti e belle anche se i sorrisi, gli sguardi, i colori, i profumi e le immagini dei momenti vissuti rimangono ben impressi nella mente. Dare un volto alle persone e ai progetti Aleimar è stato davvero importante ed emozionante, una carica di energia per fare sempre di più per questo bellissimo popolo.

Grazie bimbi, grazie Eritrea…a presto.
Ilaria Ventura