Benin: un viaggio…dentro
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Le emozioni che ho provato nell’ultimo viaggio non mi abbandonano.
In novembre sono tornata in Benin ma, per la prima volta, ero da sola. Di solito, ci sono amici, donatori che desiderano incontrare i bambini che sostengono e/o anche solo semplici turisti.
È stato un viaggio anche di riflessione, come se non ci fossi mai stata. Quando sono partita da Milano, non ho pensato a come vivere l’ennesimo viaggio di monitoraggio, sono solo partita, pensando di essere in missione, di avere un lavoro da svolgere, anzi, ho pensato di avere finalmente del tempo per godermi i bambini con i miei tempi … invece, ho fatto sì tutto questo, ma ho visto tutto con un’ottica diversa e ho vissuto tutto con un impegno diverso, entrambi più intensi. È semplicemente capitato e me ne sono resa conto quando, a fine viaggio, ho tirato le somme.
Viaggiare da soli è un full-immersion nella vita, nelle gioie e nei dolori dei bambini, senza alcun filtro. Le sensazioni sono molto più forti e le impressioni si accavallano a esse; ogni minuto è convissuto pienamente. Mi sono ritrovata a ridere con loro con gioia pura, semplice; mi sono commossa per qualcuno di loro, perché conoscendone il passato, mi stupivo di come fosse comunque sereno in quel momento e in quel luogo; mi sono arrabbiata “dentro” nel vedere qualche ragazzino sopportare con rassegnazione il fardello dell’abbandono, ricercando, tra gli amici e le suore del centro, un posto nel mondo con il forte desiderio di appartenere a qualcuno.
All’aeroporto di Cotonou, al mio arrivo, il cartello ANTONELLA – ALEIMAR mi aspettava e dietro un viso nuovo, Clément, uomo di poche parole, meno ancora in italiano, ma fantastico e bravissimo autista, sempre attento alle mie esigenze e puntuale come un orologio svizzero, anzi addirittura in anticipo. E l’avventura comincia. I giorni dedicati, nella capitale amministrativa, Cotonou, alle famiglie, che stanno bene, e al Centro di Accoglienza di Djeffa.
La salita verso il nord, fermandoci ad Abomey, Pane Quotidiano, per incontrare i più piccini, dove tutto sta funzionando a meraviglia.
L’arrivo a Dassa, dove Saturnin mi telefona non appena metto piede in albergo, nemmeno avesse le antenne! La scuola professionale che sta prendendo forma e che aprirà l’anno prossimo, ospiterà le prime sei praticanti. Un saluto ai ragazzi della scuola elementare di Kpossegan e via, ancora più a nord.
Clément mi porta a Natitingou, da Chiara, la nostra famosa responsabile locale, ormai diventata beninese perché, dopo dieci anni, ha ottenuto la residenza. Nella scuola materna di Chiara, i Petits Anges, progetto Tutti a Scuola, è sempre festa quando arriva qualcuno di Aleimar. I bambini più grandi ormai ci riconoscono, mentre i più piccoli ovviamente si domandano chi mai saranno quegli strani individui bianchi. Magari non ne hanno mai visto uno e noi siamo i primi, ma appena capiscono che siamo innocui, si lasciano coinvolgere dalle gride dei più esperti. E poi il Centro SS Innocenti, Pulcini nel Nido, con i suoi 96 bambini. Il dottor Hubert e Nicole hanno visitato tutti i bambini sotto i 5 anni e, chi più, chi meno, stanno benino.
Boukoumbé, Tata Somba, che sta vivendo nella polvere a causa della costruzione di una strada proprio davanti al Centro, ma i bambini non se ne accorgono nemmeno, soprattutto adesso che l’acqua arriva fin dentro la struttura.
E Perma, Città della Gioia? Approfittando della vicinanza al villaggio di Chabi Kouma, Chiara e io abbiamo incontrato Basile e Clément, due adolescenti da noi sostenuti e che vivono nel convitto della scuola, felici di vederci, soprattutto Clément, perché si è appena trasferito e ha trovato in Basile un nuovo amico.
Toucountouna, Coltiviamo il Futuro. Essendo già terminata la messa domenicale, i ragazzi stavano giocando a calcio. Al mio arrivo sono stata investita dalla corsa di alcuni che mi hanno chiesto di Erika (mia figlia) e di Antonio, Daniela e Guido. Sr Léocadie è indaffarata in cucina, dalla quale esce un profumino (scopro poi essere penne al pomodoro). So che è il compleanno di Sr Léocadie, ma non avrei mai pensato a cosa sarebbe successo la sera. Di sicuro per Sr Léocadie è stata una sorpresa, per me lo è stata ancor di più. Mi ha intenerito la timidezza dei ragazzi nel chiedere “possiamo entrare che abbiamo una sorpresa per te?” Abbiamo stava per tutti e 35!!! Uno di loro ha letto una lettera. Dire che è stato commovente non rende l’idea. Avevano anche un mazzo di fiori, raccolti ovviamente all’interno del Centro, gli unici che il terreno secco permette che crescano, ma era il più bello che avessi mai visto.
Basta davvero poco per vedere il sorriso su un bambino e altrettanto poco per vedere premiato il lavoro di un educatore.
Ogni viaggio è un’esperienza unica, anche per noi che andiamo spesso; vivere il viaggio in compagnia è certamente bello ma viverlo da soli è impagabile.
Antonella