Malawi: aggiornamenti dal viaggio appena concluso!
Print Friendly, PDF & Email

Il viaggio in Malawi è un’esperienza che mi mette sempre alla prova. Si passa dall’ansia pre viaggio alla grande malinconia del ritorno per coloro che si lasciano: sguardi, sorrisi, abbracci… ma anche un rientro carico di adrenalina per tutto ciò che facciamo e che c’è da fare.
Un continente, 26 ore di viaggio, migliaia di km ci dividono da questo Paese, ma appena si arriva in questa terra, tutte le disavventure e le fatiche svaniscono per lasciare spazio alle emozioni.
Questo viaggio aveva degli obiettivi ben precisi: costruire un pozzo nel Villaggio di Manjawira (un villaggio sperduto dove gli abitanti recuperano l’acqua a 2 km di distanza, in un fiume dove l’acqua è grigia e sporca) e monitorare i lavori di costruzione e ampliamento della scuola convitto che ospiterà ragazze principalmente orfane e povere, permettendo loro di accrescere la loro formazione e preservandole dai rischi di una maternità precoce.
Iniziamo subito visitando il Centro St. John. Prima tappa gli ostelli per le ragazze, di cui uno già funzionante ed uno in costruzione. Alla conclusione dell’opera le due strutture ospiteranno in totale 88 ragazze. Attualmente ci sono solo le camere da letto con 2 letti a castello ciascuna, i bagni e le docce. Il progetto però prevede la costruzione di 4 aule scolastiche, la mensa e la biblioteca.

 

 

 

 

 

 

Alla scuola verranno ammesse in tutto 200 ragazze. In attesa della conclusione dei lavori, le ragazze seguono le lezioni in altri locali. Non in tutte le aule ci sono i banchi e, dove  sono presenti, sono vecchi e talvolta rotti. L’idea di questo progetto è nata da una collaboratrice di Padre Kimu, quando, monitorando le iscrizioni scolastiche si è accorta che in un anno circa 30 ragazze in giovane età, che frequentavano ancora la Primary School, rimanevano gravide ed abbandonavano gli studi. Da qui la necessità di creare una struttura dove le ragazze possano stare e dedicarsi a pieno allo studio, senza il pericolo che la maternità possa compromettere il loro futuro. Questo è un dato sicuramente toccante, immaginiamoci le nostre figlie a 12/13 anni diventare mamme, essere abbandonate e subire un disagio sociale. Aleimar partecipa alla costruzione di questa “scuola convitto”, proprio per promuovere l’importanza dell’istruzione ma soprattutto preservare la vita di giovani ragazze. L’obiettivo è di costruire un’aula all’anno.

Proseguiamo il nostro cammino visitando la Primary School, dove abbiamo incontrato la Direttrice scolastica alla quale abbiamo dato pastelli e pennarelli per i bambini della scuola. Abbiamo fatto visita ad alcune classi dove siamo stati accolti con grande allegria dai numerosi bambini che le frequentano. Mediamente in una classe ci sono 70 bambini con un unico insegnante. In tutta la scuola ci sono 14 insegnanti.

 

 

 

 

 

 

Nelle due aule della classe I STD i bambini seguono le lezioni a terra perché non ci sono i banchi, le aule sono piuttosto buie, ma la solarità dei bambini emerge in quella che è la struttura. Purtroppo in questo viaggio non abbiamo visto i bambini dei due asili poiché le loro attività iniziano il primo Ottobre, quindi non abbiamo avuto modo di vederli funzionanti con gli oltre mille bambini che ospita. Abbiamo visto però come avvengono le iscrizioni.

La mamma si presenta con il bambino, viene compilata una apposita scheda con tutti i dati del bambino e della famiglia, inoltre il bambino viene pesato e misurato. Sempre al Centro St. John, tra i progetti che Padre Kimu ha attuato, abbiamo assistito alla giornata dello Screening Nutrizionale. Qui, a date prestabilite, arrivano le mamme con i loro bimbi i quali vengono pesati, misurati e viene rilevata la MUAC, ossia la rilevazione della circonferenza del braccio ed ai bambini malnutriti viene data della farina proteica ed ai bambini con problemi fisici vengono fornite le medicine. I bambini più gravi vengono ospedalizzati con le proprie mamme, seguiti e curati da una infermiera.
L’equipe del Centro si reca anche nei vari villaggi ad eseguire lo screening nutrizionale.

Percorriamo chilometri di strada sterrata, per giungere Manjawira dove ci viene proposto di costruire un pozzo in quanto nei periodi caldi come questo, la gente, oltre che soffrire di denutrizione, non ha acqua per bere e per cucinare. Questo è un villaggio molto povero, lontano 22 km da Mangochi e per raggiungerlo ci vogliono 45 minuti di auto. A questo pozzo poi attingeranno gli abitanti di altri 5 villaggi. Attualmente le donne di questi villaggi vanno a prendere l’acqua al fiume, distante 2 km, un’acqua sporca che per poterla bere deve essere fatta bollire a lungo, consumando così molta legna. In questo villaggio verrà costituito un comitato di 6 persone che, dopo una formazione, si occuperanno della manutenzione del pozzo. Ogni abitante verserà una piccola quota che verrà utilizzata per questo.

La permanenza in Malawi è stata abbastanza pesante fisicamente, ma il caldo torrido ed i ritmi frenetici non sono nulla rispetto alle emozioni che si vivono incontrando amici, volontari, bambini ma soprattutto disabili e persone malate. Rimango stupita dalla serenità con la quale queste persone con le loro problematiche vivono la quotidianità. Persone che vivono nel loro villaggio che hanno da una parte la fortuna di vivere in condivisione ma, al contrario, non sanno nulla o non conoscono nulla di più di ciò che succede al di fuori del loro villaggio a parte il conoscere i volontari del Gruppo Tiyende Pamodzi con Marina, che vanno a trovarli nei villaggi portando loro cibo e medicine. Ore e ore passate sul pick-up per andare a visitare persone nei villaggi vedendo le loro condizioni di vita ed entrando nella loro realtà; accompagnare pazienti in ospedale e tornare magari con una diagnosi, ma senza farmaci perché negli ospedali governativi non ci sono.Tra le tante emozioni c’è sempre la gioia nell’incontrare i nostri bambini sostenuti, un po’ più cresciuti, tutti felici per un saluto, una stretta di mano, un abbraccio. Emozionante vedere la loro gioia e quella dei loro famigliari per un piccolo pensiero ricevuto: un quaderno, una matita, una maglietta o un biscotto.

Il viaggio in Malawi è stato anche notare l’importanza dell’impegno di tutti noi, volontari e sostenitori, che con piccoli gesti cambiamo la vita di molte persone; ad esempio attraverso il sostegno a distanza o attraverso donazioni per i progetti (come per l’acquisto di pompe a pedali che permettono la coltivazione dei campi) garantendo cibo per combattere la malnutrizione. 
Ogni volta rimango stupita dal numero dei volontari del Gruppo Tiyende Pamodzi e del loro lavoro intenso e prezioso, momenti di vita condivisi dove si costruiscono rapporti di fiducia, di bisogno ma soprattutto dell’esserci l’uno per l’altro. Questo deve essere un grande esempio anche per noi, “SAPER ESSERE” più che “SAPER FARE”.

 

Angela Brigatti
Responsabile Malawi