Al rientro da Bogotà

E’ con grande emozione che vi racconto brevemente il mio viaggio appena concluso a Bogotà che ha portato me, Andrea Marchini e altri cari amici, a visitare tutte le famiglie sostenute.

Tra esse c’è stata anche la visita alla famiglia di Diana, la bimba di cinque anni che vive a Bogotà nel distretto di Usaquèn e che purtroppo soffre della sindrome di Marfàn e dovrebbe sostenere un intervento chirurgico per sostituire le valvole cardiache.

A parte Diana, tutti i bambini sono in buone condizioni di salute, vivaci, allegri e pieni di entusiasmo e questo ci ha resi molto felici e soddisfatti del lavoro svolto. I bambini sono stati molto affettuosi ed era evidente la riconoscenza mostrata sia a noi sia a Myriam e Luis, i nostri referenti locali che li accompagnano quotidianamente e li aiutano nell’affrontare i problemi più urgenti.

I nostri amici Alessandro e Ales, insieme a Myriam e Luis  e ai Padri Somaschi (che ci hanno ospitato), ci hanno aiutato a stabilire il programma delle visite e poi subito la partenza per San Cristobal (Barrio Juan Rey).

Siamo arrivati prestissimo a casa di Santiago, è un bimbo dolcissimo, da coccolare, che ha voluto saltare la scuola per rimanere con noi, per lui è stata una festa (e anche per noi!).

Poi è stata la volta della partenza per la visita alle famiglie di Usaquen e a seguire Barrio Paradiso (qui c’è casa Calliope, alla quale abbiamo fornito letti).

Come succede in ogni viaggio, anche questa volta abbiamo preso dei nuovi impegni con tre nuove famiglie. Li sosterremo nell’esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria alle loro case e, per una di loro, costruiremo una piccola abitazione su un terreno di proprietà assegnato dallo Stato alla madre (madre cabeza de familia ovvero “madre capo famiglia”) in quanto “desplazada” (sfollata).

Sono state giornate piene di grandi emozioni e soddisfazione, culminate sabato 10 febbraio in una giornata di pranzo e giochi nella quale abbiamo riunito tutte le famiglie.

Alla festa hanno partecipato anche i Padri Somaschi, le cui opere sono veramente rivolte ai più poveri della città e che ci accompagneranno nel nostro lavoro di sostegno a queste famiglie.

L’impressione che ho avuto è che tutti si siano sentiti parte di un gruppo, uniti, coesi anche nell’affrontare le loro drammatiche difficoltà.

E questo ogni volta ripaga ampiamente di tutta la fatica e l’impegno che servono per affrontare, gestire, risolvere tutti problemi di questi bambini e delle loro famiglie.

Il ritorno da un viaggio ha così sempre lo stesso aspetto: un enorme sorriso sul viso e nel cuore.

Rosanna