La situazione prima della partenza

Le capo progetto Libano, sono appena partite per il viaggio annuale di monitoraggio al progetto “Si alla vita”. “Rispetto al nostro viaggio dell’anno passato le novità che ci attendono sono molte” ci hanno raccontato Laura e Miriam pochi giorni prima di partire.

A fine ottobre 2016, infatti, dopo due anni e mezzo di stallo, finalmente è stato eletto il nuovo presidente, il 13esimo nella storia del Libano. Il suo nome è Michel Aoun, ha 81 anni, è un ex generale molto noto ed è di fede cristiana maronita. In Libano, ancora più che in altri Paesi del Medio Oriente, conta conoscere il credo di appartenenza di un politico. Infatti, la struttura istituzionale del paese è basata su un preciso sistema di distribuzione del potere fondato sull’equilibrio tra i vari gruppi religiosi: il presidente è un cristiano maronita, il presidente del Parlamento è un musulmano sciita, mentre il primo ministro è un musulmano sunnita.

L’elezione di Aoun è stato un avvenimento molto importante perché era dal 24 maggio 2014 che in Libano non si riusciva ad arrivare ad un accordo riguardo l’elezione di un nuovo presidente. Questa elezione, poi, ha rivelato anche una serie di intricate alleanze interne tra i vari gruppi politici (nonostante Aoun sia cristiano, da diverso tempo è sostenuto da Hezbollah, il principale partito politico sciita del Libano) e i pesanti condizionamenti esterni che Iran e Arabia Saudita esercitano sulla politica interna libanese.

Ma, nei giorni di visita, Rima, Samar e Lara di Oui pour la vie ci hanno raccontato meglio come hanno vissuto questa elezione e cosa si aspettano per il Paese, ma soprattutto per le persone che loro quotidianamente aiutano. I poveri, dei poveri, infatti, non hanno visto alcun miglioramento della loro difficile condizione di vita. Come vi abbiamo già più volte raccontato, fin dall’inizio della guerra in Siria, il Paese dei cedri ha accolto i profughi che cercavano rifugio senza mai chiudere le frontiere, ma ora la situazione si  è fatta davvero critica e il sistema di accoglienza del Paese è ormai al collasso. Dallo scoppio della guerra siriana, sono giunti in Libano oltre 1,5 milioni di profughi (alcune Ong parlano di cifre che sfiorano i 2 milioni), di cui il 54% minorenni – dunque il 25% del totale. Si sono mischiati ai 4,3 milioni di autoctoni andando a gravare su una situazione non certo facile dal punto di vista demografico. A causa del sovrappopolamento, i sistemi sociale, economico, scolastico e sanitario, sono sull’orlo del crollo, mentre il tasso di disoccupazione – sia tra i locali che i profughi – è in costante salita.  Ora anche coloro che inizialmente accoglievano i profughi difficilmente li tollerano.

Nonostante moltissime organizzazioni attive in loco si spendano quotidianamente per portare generi di conforto a queste famiglie, cercare di togliere i bambini dalla strada o dalla piaga del lavoro minorile e gestire eventuali situazioni di malattia, la situazione resta comunque molto seria.