Il racconto dello scrittore libico vincitore del premio Pulitzer

E’ stato nel marzo 2012, dopo la destituzione di Gheddafi, che Hisham Matar, scrittore libico trapiantato tra New York e Londra, decide di ritornare nel proprio Paese di origine alla ricerca del padre scomparso.

“Mio padre era un leader del movimento dissidente in Libia, sognava una vita molto diversa da quella reale”, afferma Hisham durante l’intervista ad Internazionale.it. L’ultimo contatto con lui è una sua lettera spedita dalla prigione di Abu Salim, un carcere dove rinchiudevano i prigionieri in Libia; veniva chiamato “L’ultima fermata”, ti portavano quando volevano dimenticarsi di te, spiega Hisham. La lettera narrava una serie di fatti accaduti da quando il padre era stato prelevato da casa e condotto su un aereo diretto a Tripoli.

Dopo circa 30 anni di esilio, Hisham decide di tornare nel proprio Paese di origine per cercare di far luce su quanto accaduto a suo padre dopo quella lettera che egli definisce straordinaria: “Lì dentro c’è tutto mio padre”, ha affermato nell’intervista. Come ogni ritorno anche quello raccontato dall’autore è carico di emozioni e incertezze. La Libia che ha lasciato non è la stessa che ha ritrovato ed è proprio partendo da un legame interrotto e sullo sfondo di un Paese cambiato, che Hisham ritrova l’appartenenza ad una terra così profondamente lacerata.

Sono questi i ricordi che l’hanno condotto nel lungo percorso fino alla vittoria del premio Pulitzer lo scorso aprile 2017, con “Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro”.

Oggi Hisham insegna al Bernard College, è autore di 3 romanzi e titolare di numerosi premi internazionali.

 

Fonte: www.internazionale.it/video/2017/04/11/premio-pulitzer-hisham-matar