Da rifugiato politico a mediatore culturale

Il 14 Marzo è uscito un interessante articolo su Internazionale.it, la storia di un immigrato somalo divenuto mediatore culturale in Italia.

«C’erano queste organizzazioni che decidevano per noi» così Abdullahi Ahmed descrive il burrascoso viaggio che lo portò dalla Somalia, terra d’origine, all’Italia, in veste di rifugiato politico. Approdato a Lampedusa nel 2008, il suo cammino lo ha portato a Settimo Torinese, dove, passo dopo passo, è riuscito a farsi un nome, assumendo il ruolo di mediatore culturale per Fondazione e Comunità Solidale, nonché per il comune di Settimo e per Case dei Popoli.

Inizialmente era convinto fosse opportuno lavorare solo con i rifugiati, per aiutarli ad orientarsi nella nuova realtà, ma poi ha capito che, per fare ciò, mancava un passaggio: era necessario preparare i territori. Per questo ha iniziato a raccontare la sua esperienza ai ragazzi delle scuole, per far sì che i nuovi arrivati venissero accolti da una comunità già consapevole e predisposta all’ascolto.

“Essere mediatore non significa fare l’interprete, ma essere una persona che conosce la cultura del paese di origine, che ha acquisito la cultura del paese ospitante”.  Ahmed tiene molto al suo progetto Arte Migrante: un luogo dove le persone, soprattutto i giovani, da parti diverse del mondo, hanno la possibilità di riunirsi e condividere momenti di creazione e divertimento,  facendo nascere nuove relazioni.

Nel 2014 Ahmed ha ricevuto la cittadinanza onoraria del comune di Settimo Torinese, e dal 2016 è diventato a tutti gli effetti cittadino italiano.